Irrequietudine: passa dal letto al divano, dalla Tv alla play senza mai fermarsi più di dieci minuti.
Reattività: è irritato, reagisce e dice parolacce anche per un nonnulla.
Scarso controllo del movimento: gesti bruschi e incontrollati, goffi, non prende mai le misure.
Oppure il contrario: tante, troppe ore di sonno, dorme sempre. Perdipiù in assenza di affaticamento. Non fa nulla se non incollarsi per ore al cellulare, chiuso in un mondo inaccessibile. Non parla, non ride e non si arrabbia. È passivo e improduttivo.
Oppure ancora: è esageratamente attento alle notizie sull’epidemia. Segue con ansia ogni bollettino, sa esattamente il numero di contagiati, ricoverati e deceduti del suo paese. Rimprovera chi vive con lui di non essere mai abbastanza prudente, di esporsi ed esporlo al contagio. Si lava le mani in continuazione. Non esce neppure per vuotare la spazzatura, e se lo fa, dopo lunghe insistenze, indossa guanti e mascherina anche se si tratta di scendere due piani per andare in cortile. E poi, al ritorno, si igienizza in modo più che scrupoloso.
Modi differenti in cui i ragazzi e le ragazze dicono una sola cosa: quanto sono destabilizzati da questa situazione eccezionale. Per fortuna, anche coloro che manifestano questi comportamenti sono una minoranza. Però sono quelli che la patiscono maggiormente.
Occorre avere una particolare attenzione verso di loro. Perché il virus non è solo quello che infetta i corpi, ma anche quello che destabilizza le menti.
Bisogna in primo luogo accorgersi di questo disagio. Capire che cosa ha bloccato la mente e provocato queste reazioni.
Può essere la paura: paura del nemico invisibile, che paralizza la vita sociale e individuale, che può uccidere chi ci è caro, colpirci alle spalle. Un nemico di cui tutti, in continuazione, parlano senza sosta. Che mette in evidenza la fragilità di ciascuno. Che frena il senso di onnipotenza e apre la strada ai pensieri più preoccupati.
Può essere la sensazione di costrizione. Un adolescente che è sempre stato centrato su se stesso e che ha pensato di poter sempre trovare un accomodamento favorevole con le regole, in famiglia o a scuola, sicuro in fondo di vincere sempre, ora sta sperimentando un rigido contenimento sociale, per lui particolarmente frustrante. La forza normativa dello Stato, superiore a quella dei genitori o dei professori, si è imposta e bisogna sottostare. Anche quando non è facile.
Può essere la perdita dei riferimenti ordinaria. La vita di un adolescente è scandita dagli impegni di scuola, sport, attività del tempo libero. Ora essi sono modificati e variabili, come nel caso degli orari di lezione, o eliminati del tutto, come la pratica sportiva. Si perde un ritmo e una progressione di crescita. Una specie di limbo che non si sa quanto durerà. In particolare, per chi è molto sportivo, l’assenza di attività fisica, non sempre compensata da altro, può avere effetti depressivi.
Può essere la perdita della solitudine. I tempi di spostamento, le attività pomeridiane, con i genitori al lavoro, garantiscono a molti ragazzi momenti di solitudine in cui lasciare spazio a pensieri, fantasie, sogni. La convivenza, magari in spazi piccoli, con i familiari sempre presenti, specie i fratelli, impedisce questa esperienza. Che magari viene recuperata durante la notte, durante il sonno dei familiari, con il conseguente spostamento dell’ora dell’addormentamento.
Cosa si può fare?
Ne parliamo nel prossimo post!
