“Studiare: l’atto di messaggiare, mangiare, navigare su internet e guardare la tv con un libro aperto vicino”
È quello che ci dicono molti ragazzi ogni giorno. Perché lo studio è così impegnativo per loro? È sempre stato difficile, o lo è in particolare per le nuove generazioni? Perché per i ragazzi di oggi studiare significa soprattutto fare i compiti scritti, tralasciando lo studio vero e proprio?
Negli incontri relativi al metodo di studio che proponiamo ai bambini e ai ragazzi, partiamo proprio da alcune riflessioni in merito a che cosa significhi per loro studiare e al proprio modo di studiare. Prima che sul come, occorre puntare l’attenzione sul perché dello studio. Non in modo teorico o idealizzato, ma partendo dalla concretezza dell’esperienza dello studiare, in base all’età e al corso di studi.
Per affrontare queste tematiche ci avvaliamo, oltre che del colloquio, anche della compilazione di alcuni questionari standardizzati: ad esempio, il Questionario sui Processi di Apprendimento (QPA di Polacek) o il questionario AMOS 8-15 (di Cornoldi e altri). Più che fornirci delle risposte, questi strumenti sollecitano la riflessione e pongono degli interrogativi. Attraverso di essi, possiamo tracciare un primo profilo su alcune caratteristiche del bambino/ragazzo rispetto alla motivazione allo studio, alla capacità di organizzarsi, alle strategie di apprendimento messe in atto (sottolineature, riassunti, schemi, ecc), al suo stile cognitivo.
Da qui, si può passare a definire insieme un metodo di studio che, partendo da alcuni elementi comuni, sia però su misura del ragazzo e delle sue caratteristiche.
Nel corso degli incontri si affrontano con il bambino o il ragazzo tutti i passaggi importanti che costituiscono le fasi dell’apprendere. Prima di tutto, l’organizzazione dello spazio (da solo/in compagnia, sulla scrivania, sul letto ecc.), del tempo (per quanto tempo e quando?) e dei materiali (ho tutto ciò che mi serve?).
Lo step successivo è costituito dalla corretta lettura, con le strategie ad essa correlate (tipi divers di lettura in base all’obiettivo di studio), e dalla comprensione del testo. Sono tanti gli elementi che concorrono a capire a fondo ciò che si sta leggendo, e quindi il lavoro sul metodo permette di soffermarsi su quelli più fragili e da potenziare: conoscere il significato delle parole utilizzate, individuare i concetti essenziali di un brano, trovare le inferenze all’interno di un testo… È importante inoltre abituare il ragazzo a sapere leggere in una pagina non soltanto il testo centrale, ma tutti quegli elementi che la costituiscono: immagini, titoli, parole evidenziate, box.
Il secondo passaggio è costituito dalla rielaborazione di quanto letto: il bambino o il ragazzo è chiamato a raccogliere i concetti più importanti attraverso dei riassunti o degli schemi o delle mappe. Sappiamo quanto materiale offra il web rispetto a questi strumenti, ma sappiamo anche quanto sia difficile utilizzarli per i ragazzi se prima non è stato svolto un lavoro di rielaborazione personale, cioè se non hanno fatto propri i contenuti espressi. Si propone quindi di lavorare sulla realizzazione di schemi e mappe sia informatiche che cartacee.
Infine, si affronta il passaggio dell’esposizione di quanto appreso. Come faccio a sapere di sapere? Come faccio a capire di essere pronto per un’interrogazione? E se non mi ricordo qualcosa? È sicuramente questo il momento più complesso anche da un punto di vista emotivo per gli studenti. È importante proporre quindi dei percorsi sia per potenziare gli aspetti mnemonici (elenchi, ripetizione o scrittura reiterata, associazioni, ecc.) che di arricchimento lessicale, che insieme costituiscono le basi per l’esposizione orale.
Questi interventi iniziano con l’utilizzo di materiale specifico, mirato ad affrontare l’ambito da potenziare, per poi arrivare a lavorare sui libri di testo utilizzati a scuola dai bambini e dai ragazzi.
